Capitolo 4 di 17AmbienteAaÈ stato dimostrato che per un malato di A. l'ambiente (cioè il luogo fisico dove vive) è un ausilio terapeutico: questo significa che deve rispondere a certe caratteristiche che tengano conto del deficit del malato.L'ambiente deve dunque seguire criteri di funzionalità e sicurezza e deve promuovere il benessere emozionale del malato.Per quanto riguarda la funzionalità si deve ricordare che troppi o troppo pochi stimoli accrescono il disorientamento e il suggerimento è sempre di fornire al malato la stessa informazione in modi diversi (più sensi stimola quella certa situazione, più chiaramente sarà percepita).L'ambiente deve essere chiaro e ben strutturato, con poche opzioni e la possibilità di favorire la concentrazione, stabile e familiare, per dare la possibilità di seguire modelli di comportamento acquisiti (ad esempio il bagno con la doccia o la vasca, con il water o la turca), e comunque rispondere ai bisogni (di muoversi, di scaricare l'emozione, di essere adeguatamente orientati e stimolati).Il malato nell'ambiente in cui vive dovrà trovare suggerimenti per la memoria, percorsi lineari e segnalati, oggetti e mobili familiari, foto e ricordi personali, cartelli e disegni indicativi delle funzioni, suggerimenti per il comportamento (oggetti d'uso ben visibili, la funzione delle stanze evidenziata ed eventualmente accentuata), e orientamento alla realtà (calendari, orologi, foto della stagione ecc.).Attenzione viceversa all'indebolimento del senso di realtà indotto da piante e fiori di plastica, trompe l'oeil o poster giganti ecc..Risulta evidente che l'ideale per un malato di A. è vivere nel suo ambiente, con i suoi punti di riferimento e i suoi ricordi, con geografie note e oggetti (e abitudini) che rimandano alla prassi di una vita intera.Quando si deve organizzare la casa per un malato di A. che non è più in grado di vivere da solo o i cui deficit sono aumentati a tal punto da far preoccupare per la sua sicurezza, l'obiettivo sarà quello, cambiando il meno possibile, di rendere la casa adeguata alle sue diminuite capacità: non svuotare le stanze, ma ridurre gli oggetti e gli stimoli, eliminare i pericoli pur non modificando sostanzialmente le sue abitudini.Diverso è il caso di un malato che deve essere trasferito o ricoverato.L'ambiente che lo accoglierà sarà comunque nuovo (anche la casa di un figlio non avrà quelle caratteristiche di appartenenza della casa dove si è sempre vissuti), e quindi si dovranno adottare quegli accorgimenti qui sopra suggeriti anche se i deficit del malato non lo farebbero ritenere necessario.Proprio l'importanza dell'ambiente come ausilio terapeutico per il mantenimento delle capacità residue, fa ritenere sconsigliabile il trasferimento del malato per vacanze, gite o ricoveri in luoghi non idonei (diverso è il caso dei reparti Alzheimer).Sarà la sensibilità dei familiari a cogliere le modificazioni del malato e ad adeguare ai suoi nuovi bisogni le scelte di vita.Attività senza sconfittaNegli Stati Uniti, molto esplicitamente, chiamano "attività senza sconfitta" quelle occupazioni attraverso le quali impiegare il tempo del. malato di A., con la finalità di ridurre la frustrazione e di mantenere le capacità residue.Ogni ammalato, nel corso di una qualsiasi giornata, e sempre più con il procedere della malattia, fallisce ripetutamente, incontra ostacoli insormontabili e perde a mano a mano la stima di sé; alcune attività invece lo aiutano a mantenersi in contatto con il mondo, e a spostare l'attenzione delle incapacità alle capacità residue.I caregiver devono escogitare occupazioni adatte al malato e, conoscendo i suoi "punti di forza", aiutarlo a potenziarli al massimo; calibrare l'attività sulle possibilità di successo, mantenendola semplice e di durata contenuta (la capacità di attenzione di un malato di A. si aggira intorno ai 20 minuti).Starà sempre alla sensibilità del caregiver cogliere la stanchezza o lo stress del malato, oppure l'aggravarsi della malattia e la conseguente necessità di adattare le attività alla nuova situazione.Si suggerisce di non dimenticare mai che l'ammalato di A. non è un bambino, e quindi si dovrà cercare (in una prima fase) di mantenere l'attività a un livello "per adulti", per non offenderlo con proposte troppo infantili, pronti anche a usare libri e giochi per piccoli quando la malattia lo richiederà.La musica è un'attività tra le più note: ascoltare, fare musica, cantare, muoversi con la musica, suonare strumenti ritmici, sono tutte occupazioni gradite e divertenti, che possono anche ottenere ottimi risultati nel sollecitare ricordi e nel promuovere la relazione con gli altri.Il camminare e l'esercizio fisico in generale (magari attraverso giochi tipo la palla, o lavori di casa semplificati, come spolverare, lucidare, piegare o sbattere), avvicinano il malato al caregiver oltre a mantenerlo in forma e impegnato.Altre attività suggerite sono semplici operazioni di cucina, di preparazione, manipolazioni o cottura dei cibi (attività gratificante che potenzia le capacità manuali), attività creative (collage, giardinaggio, puzzles ecc.) o basate su ricordi (racconti, ricostruzioni, manipolazione di oggetti del passato, visioni di foto o di filmati del passato), o, ancora, esercizi con le carte (mettere in sequenza, accoppiare, selezionare ecc.) e poi sbucciare, infilare, avvolgere, incollare, ritagliare ecc.Si ribadisce che è la sensibilità del caregiver a dover calibrare l'attività sulle capacità del malato e sulla sua personalità premorbosa (è importante non mortificare la sua dignità), con l'obiettivo proprio di. aumentarne l'autostima e di mantenere il più a lungo possibile la sue capacità.