Capitolo 2 di 17AbbigliamentoAaLa capacità di vestirsi e svestirsi è un'abilità acquisita nel tempo, apparentemente semplice, in realtà complessa e spesso difficile o impossibile da eseguirsi correttamente per il malato di A.Essa richiede la conservazione dei movimenti, della forza, della coordinazione e dell'equilibrio.Inoltre, è necessaria la capacità di pianificare la serie di sequenze gestuali necessarie per indossare (o togliere) gli indumenti.Infine chi si veste deve operare una scelta tra numerosi capi di vestiario in rapporto al clima e alle circostanze, anche adeguandosi a convenzioni sociali che prevedono l'uso di un certo abbigliamento per una certa situazione.Nel malato di A. il vestirsi autonomamente risulta spesso difficile o impossibile, anche in fasi piuttosto precoci della malattia.L'aprassia e l'amnesia nei suoi vari aspetti sono i disturbi cognitivi che più gravemente compromettono la capacità di vestirsi e spogliarsi.Il malato ha difficoltà a eseguire le sequenze dei gesti necessari (si pensi a come è problematico, da bambini, imparare a infilare un maglione o allacciarsi le stringhe...); non ricorda che in estate si usano. certi abiti a differenza dell'inverno; non ha più la consapevolezza di quelle "regole di vita" in base alle quali l'abbigliamento di chi, ad esempio, va a un concerto è in genere diverso rispetto a quello di chi va allo stadio.Incidono molto meno, e più tardivamente, i deficit di forza, i tremori, la rigidità muscolare: anch'essi però contribuiscono a rendere sempre più difficile l'abbigliarsi.È buona norma, come per tutte le attività che gradualmente il malato di A. diventa incapace di fare, cercare di semplificare l'attività stessa, rendendola agevole, così che il malato possa conservare il più a lungo possibile l'autonomia, ricordando che i tempi di realizzazione di un'azione anche semplice si modificano, che non deve essere messa fretta e che sostituirsi al malato non è un aiuto ma una sottrazione di autonomia.Saranno allo scopo utili semplici accorgimenti: eliminare bottoni, stringhe, cinture, chiusure lampo, fantasie non accostabili o che provocano confusione, collant o calze con tallone; prediligere invece il velcro, gli elastici in vita, l'abbigliamento reversibile (cioè che il davanti possa essere indossato come dietro), le calze o i calzini a tubo.I colori pastello o comunque facilmente accostabili.È bene anche che il malato non sia costretto a scegliere fra molte opzioni, ma abbia a disposizione solo ed esclusivamente i capi di stagione oppure (in una fase successiva) solo quelli che dovrà indossare.Si tenga presente inoltre che l'abbigliamento, oltre ad essere consono al clima e alla temperatura del momento (per evitare disidratazione da caldo eccessivo, colpi di calore oppure infreddature), deve rispondere a caratteristiche di praticità e comodità: spesso, ad esempio, le difficoltà nello spogliarsi si accompagnano e complicano l'insorgere dell'incontinenza.Ma non per questo va modificato totalmente lo "stile" della persona malata: ad esempio alcune donne detestano i pantaloni e alcuni uomini odiano l'abbigliamento sportivo...Far sì che il paziente conservi dignità e appropriatezza anche nell'abbigliamento è un obiettivo che si deve raggiungere, e che contribuisce alla conservazione dell'autostima del malato.