Capitolo 3 di 17AggressivitàAaI comportamenti aggressivi dei malati di A. possono essere sia verbali che fisici e in genere sono rivolti verso chi cura, soprattutto se non si tratta del caregiver abituale ma di caregiver occasionali (ad esempio personale di assistenza in ospedale).Eccezionali sono invece i. comportamenti aggressivi rivolti verso sé (autoaggressività): quando questi si verificano non sono mai frutto di intenzionalità ma di errata valutazione, disorientamento, amnesia ecc.Anche i comportamenti aggressivi nei confronti di altre persone (eteroaggressività) solo raramente sono intenzionali.In genere l'aggressività del malato di A. è scatenata da una errata percezione della realtà, che può essere peggiorata da un approccio sbagliato da parte di chi lo cura.In altre parole l'amnesia, l'agnosia e gli altri problemi cognitivi possono far sì che il paziente diventi aggressivo perché non riesce ad avere una percezione corretta di quello che sta accadendo (non ricorda dove ha messo gli oggetti, non riesce a seguire una conversazione, non ricorda una spiegazione, non è in grado di interpretare una situazione, si sente minacciato...); se a questo si aggiunge un comportamento inadeguato del caregiver (voce troppo alta, gesti bruschi, espressione adirata ecc.) l'aggressività peggiora, e può sfociare in una reazione catastrofica.Si ricordi quindi che i comportamenti aggressivi il più delle volte sono una manifestazione di paura e disagio e possono quasi sempre essere evitati da un buona conoscenza della malattia e dei comportamenti adeguati e rassicuranti che il caregiver deve tenere.AlimentazioneNei malati di A. l'alimentazione può modificarsi per una serie di fattori.I disturbi della memoria e quelli prassici insieme agli altri disturbi della sfera cognitiva e affettiva (si pensi ad esempio alla depressione) possono compromettere la capacità del paziente di avere una alimentazione corretta ed equilibrata.È probabile – ma non dimostrato – che oltre i disturbi cognitivi esistano altri fattori che contribuiscono a provocare questi problemi alimentari: alterazioni del gusto, dell'olfatto, dei centri della fame e della sazietà ecc.I problemi legati all'acquisto dei cibi (se il paziente vive solo), la difficoltà a prepararlo e a cucinarlo, a tagliarlo, a compiere quella serie di gesti che sono necessari per portarlo dal piatto alla bocca nella giusta misura e con la velocità appropriata, il dimenticare di aver mangiato e quindi ricominciare a mangiare dopo la fine del pasto, la difficoltà a distinguere i cibi (o addirittura a individuare la commestibilità dei cibi stessi): questi e altri fattori fanno sì che i malati di A. abbiano spesso un'alimentazione scorretta.Talvolta si tratta di un'alimentazione scarsa, con la conseguenza di un rapido dimagramento; talvolta, forse più spesso, si tratta di un eccesso di alimentazione.In quest'ultimo caso si parla di bulimia: il. paziente mangia molto più del necessario, con avidità, senza rispettare le abitudini (primo piatto, secondo ecc.), talvolta ingurgitando cibo non adeguatamente tagliato o cotto, con il rischio di soffocamento.A volte il paziente introduce anche sostanze non commestibili, oppure troppo fredde o troppo calde.La conseguenza della bulimia è in genere l'eccesso ponderale o l'obesità, talvolta l'indigestione, l'intossicazione o l'avvelenamento.Nel caso di una alimentazione insufficiente sarà necessario verificare che la quantità e la qualità dei cibi che il paziente introduce sia quella necessaria al suo organismo: il semplice controllo del peso corporeo è un buon criterio, tenendo presente che il fabbisogno proteico e vitaminico di un malato di A. può essere molto alto sia a causa dello stress che dell'irrequietezza motoria.Si consiglia quindi, con l'attenzione ad altre eventuali patologie (diabete, ipertensione, cardiopatia...), di provvedere a un'alimentazione ricca e variata.Nel caso di bulimia si dovranno attuare, e talvolta non sarà facile o possibile, provvedimenti di buon senso: tagliare il cibo in piccoli pezzi, presentare al paziente il pasto non tutto in una volta, ma in singoli piatti in tempi successivi, nascondere il cibo e comunque non lasciare a disposizione cibo o altro che possa essere scambiato per cibo medicinali, detersivi, cotone, bottoni, lucido da scarpe...), ma provvedere a "spuntini" non dannosi (verdure crude, grissini o crackers integrali, frutta fresca, pezzetti di formaggio...).In qualsiasi caso è importante ricordare che per un malato di A. (come per qualsiasi anziano) l'idratazione è fondamentale sia per la salute complessiva che per la prevenzione (ad esempio delle piaghe da decubito).La quantità di liquidi minima necessaria ogni giorno è di circa 1,5 litri e si dovranno utilizzare tutti gli stratagemmi possibili perché il malato ingerisca la quantità di liquidi suggerita.